Di Andrea Caropreso
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La stagione della Roma è degna di una delle migliori sceneggiature premiate all’Oscar. Ciò in quanto raramente la nostra Serie A ha assistito ad una squadra che, dopo 3 mesi disastrosi, ha di fatto smesso di perdere, rimontando punti su punti alle dirette concorrenti. I giallorossi infatti dopo il pari tra Lazio e Juventus hanno il destino nelle proprie mani e la qualificazione in Champions League è meno improbabile di quell’1% pronosticato dall’artefice di questo miracolo sportivo: Claudio Ranieri.
I soldi della Champions
Sarebbe quasi superfluo ricordare l’importanza degli introiti che deriverebbero dalla partecipazione alla prossima Champions, ma nel caso della Roma è doveroso farlo. Ciò in quanto i giallorossi da diversi anni (già dunque in epoca Pallotta) hanno avviato con la UEFA un Settlement Agreement. In altre parole si tratta di un accordo con cui il club si impegna a rimanere all’interno di alcuni paletti prefissati per non incorrere in sanzioni da parte della UEFA.
Nell’ambito del FairPlay Finanziario infatti la Roma deve legare i salari dei propri tesserati, staff incluso, ad un tetto stabilito con i massimi dirigenti della UEFA. Ciò prevede che i target finanziari in questione vengano rispettati nell’arco del quadriennio in esame.
Il periodo è quello tra il 2022 e il 2026, anno nel quale il piano programmatico prevede che la Roma si allinei alle nuove norme UEFA. Regole stringenti che la massima organizzazione europea ha applicato nei confronti del club dei Friedkin (e non solo) per fare in modo che lo scostamento di bilancio tra gli utili e le perdite non sia superiore ai parametri previsti.

Ne consegue dunque che un’eventuale, insperata, qualificazione alla prossima Champions rappresenterebbe oro colato per le casse del club. Circa 60 i milioni solo per la partecipazione, a cui aggiungere eventuali bonus legati alle partite vinte e al superamento della prima fase. Negli anni infatti la Roma, complice la non partecipazione alla massima competizione europea, si è ritrovata il 30 giugno a dover chiudere operazioni in chiave mercato che portassero a delle plusvalenze. Con una Champions in più, questo rischio la prossima estate potrebbe essere contenuto.
Quale allenatore?
Nonostante sia stato il regista, comunque vada, di un altro capolavoro, Claudio Ranieri ha deciso di smettere con il ruolo di allenatore per indossare il vestito di dirigente. I nomi del suo successore sono ancora tutti in ballo, almeno per quanto ne sappiamo noi. Il quadro infatti nelle menti dei dirigenti è chiaro, ma la variabile Champions, che fino a qualche giornata fa (forse) non era considerata, ora potrebbe cambiare qualcosa.
E’ verosimile credere che il futuro tecnico voglia poter incidere nelle scelte di mercato per rafforzare la squadra. Scelte che però potrebbero essere più allargate qualora la Roma dovesse incassare l’assegno dalla UEFA con sopra il simbolo della Champions e non dell’Europa League. La scorsa estate, ad esempio, il budget stanziato, al netto delle cessioni, era stato di soli 30 milioni di euro. Cifra che la Roma investì sul talento di Soulè sbocciato solo nella seconda parte di stagione. Dovessero arrivare i soldi della Champions, anche in chiave mercato qualcosa potrebbe cambiare.
Il progetto stadio
Parallelamente, la proprietà dei Friedkin prosegue nel progetto per la costruzione di un nuovo stadio. La casa giallorossa infatti nel prossimo futuro, secondo i piani del club, dovrebbe spostarsi nel quartiere di Pietralata. Il progetto è stato presentato al comune, ma l’investimento potrebbe necessitare di ulteriori 100 milioni. I Friedkin hanno già stanziato oltre 1 miliardo di euro, ma alcuni intoppi burocratici hanno ritardato la presentazione del progetto definitivo.

Da parte della proprietà americana c’è la volontà di proseguire nell’investimento, ma l’apertura prevista per il centenario del club (2027) verosimilmente non sarà possibile da attuare. I Friedkin dal loro insediamento nella capitale hanno già investito quasi un miliardo di euro, tra ricapitalizzazioni, mercato e acquisizione del club. Ora il progetto stadio che però, come già è accaduto in passato, deve scontrarsi con la burocrazia italiana, che mal si concilia con la voglia di investire da parte di imprenditori stranieri.
Di Andrea Caropreso












