Di Andrea Caropreso
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Le cose in comune tra due club come Roma e Newcastle si possono individuare non solo nella posizione in classifica raggiunta lo scorso anno, ma anche nelle proprietà straniere. Da un lato i Friedkin, patron del club giallorosso, dall’altro il fondo saudita PIF, che da quando è sbarcato nel calcio ha fatto dei Magpies la proprietà più ricca del mondo. Due leghe diverse e due modi differenti di proiettarsi al futuro, ma con l’obiettivo di rendere di nuovo grandi club che in passato sono stati gloriosi.
Il bilancio della Roma
La Roma sta vivendo un momento chiave del proprio percorso di risanamento economico. Un percorso iniziato già in epoca Pallotta e proseguito con la nuova proprietà dei Friedkin.
Il bilancio al 30 giugno 2024 (l’ultimo disponibile in attesa di quello relativo al 2025) racconta di una perdita netta di 81,4 milioni di euro. Un passo avanti rispetto alla stagione precedente, ma ancora lontano dagli standard imposti dal settlement agreement firmato con l’organismo europeo di controllo. Tuttavia, se si escludono le spese “virtuose” — ovvero investimenti in infrastrutture, settore giovanile, calcio femminile e progetti sociali — il rosso effettivo scende attorno ai 60 milioni, una cifra che permette alla Roma di restare nei parametri imposti dalla UEFA.
Bilancio Roma 2024
| Voce / Indicatore | Valore ufficiale bilancio 2023-24 (€ mln) | Indicazioni UEFA da rispettare |
|---|---|---|
| Ricavi totali | 301,7 | Non si riducono nel calcolo UEFA perché molti elementi “straordinari” ammessi come virtuosi (settore giovanile, infrastrutture) |
| Costi totali operativi (& personale, ammortamenti etc.) | 317,4 | Riduzione del deficit ufficiale da -81,4 mln a circa -60 mln per l’esercizio 2023-24 |
| Perdite nette ufficiali | -81,4 | -60 mln |
| Perdita aggregata ammessa da Settlement Agreement (2023-24 + 2024-25 + 2025-26) | — | massimo consentito: -60 milioni complessivamente |
| Riduzione costi rispetto all’anno precedente | ~15 mln in costi operativi |
Per rimanere in linea con questi vincoli, il club capitolino ha già mostrato segnali di miglioramento. Nel 2023-24 sono stati ridotti i costi operativi ed è stata attuata la strategia del player trading, ossia della ricerca delle plusvalenze, per migliorare il bilancio.

Le spese complessive hanno comunque superato i 317 milioni di euro, ma gli ammortamenti, soprattutto quelli legati ai cartellini dei giocatori, sono scesi rispetto all’anno precedente, segno di una strategia volta ad alleggerire le voci più pesanti. Anche il monte ingaggi ha subito una limatura, con tagli mirati e una riduzione complessiva dei salari. La sfida però rimane ancora aperta e rientrare nei prossimi parametri UEFA senza qualificarsi alla ricca Champions League potrebbe essere molto più complesso.
Il bilancio del Newcastle
Il bilancio 2023-24 del Newcastle racconta la crescita di un club che, dopo anni in chiaroscuro, sta iniziando a raccogliere i frutti del progetto avviato con la nuova proprietà saudita. I ricavi complessivi hanno raggiunto quota 320,3 milioni di sterline, pari a circa 372 milioni di euro, con un balzo di oltre il 28% rispetto all’esercizio precedente.
A trainare la crescita sono stati la presenza nella nuova Champions League, l’aumento dei ricavi da matchday (+32%) e l’impennata della componente commerciale, quasi raddoppiata (+90%), grazie a nuove partnership e alla rinnovata visibilità internazionale del marchio.
Nonostante in parallelo crescano anche i costi (in particolare sul fronte ingaggi e ammortamenti dei cartellini) il club ha chiuso l’anno passato con una perdita contenuta di circa 13 milioni di euro, un risultato nettamente migliore rispetto ai quasi 80 milioni di rosso registrati in passato. Numeri che verosimilmente saranno ancora in miglioramento nel prossimo esercizio quando verrà iscritta a bilancio la cessione di Isak al Liverpool per oltre 150 milioni.
| Voce di bilancio | 2022-23 (€ mln) | 2023-24 (€ mln) | Variazione % | |
|---|---|---|---|---|
| Ricavi totali | 290 | 372 | +28% | |
| Ricavi commerciali | 51 | 97 | +90% | |
| Ricavi da matchday | 48 | 63 | +32% | |
| Ricavi da diritti TV | 191 | 212 | +11% | |
| Costi operativi totali | 355 | 385 | +8% | |
| Risultato operativo | -65 | -10 | +84% | |
| Perdita netta | -81 | -13 | +84% | |
| Ammortamenti giocatori | 118 | 109 | -8% | |
| Indebitamento netto | 87 | 92 | +6% |
L’obiettivo della proprietà saudita del Newcastle è duplice: rispettare i le regole finanziarie della Premier League e, allo stesso tempo, consolidare la posizione tra le prime forze del calcio inglese ed europeo. Se nel breve termine l’equilibrio finanziario resta delicato, nel medio periodo i margini di crescita sono ampi, soprattutto considerando l’espansione del brand a livello globale e la prospettiva di nuovi ricavi strutturali.

La strategia del fondo PIF
Il Newcastle rappresenta un modello diverso con cui si può investire nel calcio pur disponendo di risorse infinite. A differenza di quanto accaduto con Manchester City e Paris Saint-Germain, il fondo saudita PIF ha scelto una strategia di crescita più prudente e graduale: niente spese folli, ma investimenti mirati e sostenibili. L’obiettivo è costruire valore nel tempo, puntando su giocatori giovani, di prospettiva e perfettamente funzionali al progetto tecnico. Gli esempi non mancano: Isak (quest’anno venduto realizzando una ricca plusvalenza), Sandro Tonali e Anthony Gordon sono solo alcuni dei nomi emblematici di una visione orientata al futuro, più che all’immediato ritorno mediatico.
Con questo approccio, il club ha ritrovato la Champions League e ha spezzato un digiuno lungo settant’anni alzando la Coppa di Lega nella scorsa stagione. Dal punto di vista economico invece, la crescita è altrettanto evidente: i ricavi sono saliti del 28%, toccando quota 320 milioni di sterline, mentre le perdite si sono ridotte drasticamente a soli 11 milioni, contro i 72 dell’anno precedente. Un risultato reso possibile anche dal sostegno finanziario della proprietà, che ha versato circa 400 milioni di sterline in capitale proprio, evitando di appesantire il club con debiti strutturali. Un modello, dunque, diverso ma che, come gli altri, utilizza il calcio come per far sì che il fondo sovrano possa espandere la propria influenza globale.
Di Andrea Caropreso












