Biglietti e abbonamenti nel 2025: quanto costa vedere il calcio in Italia e in Europa

A cura di Marta Elena Casanova

Seguici sui social per rimanere aggiornato sulle ultime notizie del calciomercato: Instagram, Facebook e X.

I prezzi dei biglietti in Serie A: variazioni e tendenze

Quanto costa davvero andare allo stadio? Con l’inizio della stagione 2025/26, la domanda torna puntuale tra i tifosi italiani:. Tra biglietti singoli, abbonamenti, costi extra e iniziative per le famiglie, il panorama è ampio e variegato. E soprattutto: l’Italia è più o meno cara rispetto ai principali campionati europei?

Partiamo dai numeri. Il costo medio di un biglietto in Serie A per la stagione 2024/25 è stato di circa 60,70 euro, secondo uno studio di Marca. Si tratta di una delle medie più alte d’Europa.
Se però guardiamo ai settori più popolari, come le curve, il prezzo scende: in media intorno ai 40-45 euro, anche se per i big match può superare i 100 euro.

Ci sono differenze importanti tra i club. La Juventus, ad esempio, è tra le squadre con i prezzi più alti, mentre realtà come Sassuolo, Empoli o Lecce offrono ticket decisamente più accessibili.

Abbonamenti 2025/26: da 200 a 2.000 euro

Chi sceglie l’abbonamento spesso risparmia, ma anche qui i prezzi variano molto. Il  costo medio per un abbonamento in Serie A si aggira sui 297 euro, ma alcune società offrono pacchetti ben più costosi. Il Milan per esempio arriva fino a 1.991 euro per i posti più prestigiosi e la Juventus parte da 529 euro per i settori popolari.

In termini di incidenza sul reddito, l’abbonamento in Italia pesa circa il 2% dello stipendio medio annuo, mentre in Germania e Francia è sotto l’1%.

Iniziative per famiglie e tifosi giovani

Negli ultimi anni molte società stanno investendo in politiche di accessibilità, con sconti per under 18, studenti, over 65 e famiglie. La FIGC, per le gare della Nazionale, propone spesso biglietti a partire da 14 o 20 euro, con promozioni per ragazzi e accompagnatori.

Anche i club si stanno adeguando, con settori “family”, pacchetti a prezzo calmierato e facilitazioni per gli studenti universitari. L’obiettivo è chiaro: riempire gli stadi e conquistare le nuove generazioni.

Il confronto con l’Europa: dove si colloca l’Italia?

Guardando al panorama europeo, la Serie A è tra i campionati più cari per il costo medio dei biglietti singoli, non molto lontano in verità da Liga e Premier. La Liga spagnola attualmente è tra i tornei più costosi, sempre calcolando una media tra i Club, sopra i 68 euro. La Serie A è a quota 60,70 euro, mentre la Premier League, si attesta su una media di 65/70 euro per i biglietti singoli, ma con punte oltre i 100 euro per club come Arsenal o Chelsea. Il dato medio può sembrare inferiore alla Serie A solo se si considerano i biglietti più economici disponibili, ma l’esperienza complessiva in Inghilterra resta più onerosa.

Dove l’Italia risulta più competitiva è sugli abbonamenti stagionali: in Premier si parte da cifre elevate (media oltre 550-600 euro, con picchi sopra i 1.200), mentre in Serie A molti club restano sotto i 300 euro per i settori popolari.

Più accessibili risultano i campionati di Germania e Francia. La Bundesliga, grazie al suo modello “popolare”, mantiene il biglietto medio attorno ai 52 euro e abbonamenti sotto i 300 euro. La Ligue 1 è ancora più economica: il biglietto medio costa circa 42 euro, con abbonamenti tra i più bassi d’Europa.

Il Paris Saint-Germain rappresenta però un’eccezione estrema: il costo medio di un biglietto per le sue partite supera i 140 euro, cifra fuori scala rispetto agli altri club francesi.

In sintesi: la Serie A è tra i campionati più cari d’Europa per le partite singole, ma è ancora competitiva sugli abbonamenti. La distanza con i modelli tedeschi e francesi si fa sentire, soprattutto rispetto al potere d’acquisto dei tifosi. In Germania, ad esempio, un abbonamento può rappresentare meno dello 0,5% dello stipendio annuo, mentre in Italia si viaggia attorno al 2%.

Tendenze 2025/26: verso il “dynamic pricing”

Alcuni club italiani stanno sperimentando il dynamic pricing, ovvero la variazione del prezzo dei biglietti in base alla domanda e al tipo di avversario. È una pratica già diffusa in Spagna e Inghilterra. Inoltre, continua a crescere il segmento “premium”: posti con servizi extra, hospitality e visuale privilegiata, spesso venduti a prezzi molto elevati.

Andare allo stadio in Italia nel 2025 è ancora possibile a prezzi accessibili, ma serve attenzione: i costi variano molto da città a città, da club a club, e dipendono dal tipo di esperienza che si cerca. Per chi vuole risparmiare, le formule “family”, gli abbonamenti early bird e le promozioni giovanili restano le opzioni migliori. E rispetto all’Europa? Siamo nel mezzo: non i più cari in assoluto, ma neanche i più accessibili. Un equilibrio precario, che il calcio italiano dovrà gestire se vuole riportare le famiglie allo stadio.

A cura di Marta Elena Casanova

Ultimi articoli
Tags: Economics

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere