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Il Como, dopo una lunga rincorsa nel calcio professionistico e una promozione in Serie A che ha acceso l’entusiasmo dei tifosi, sta vivendo un momento di forte rinnovamento non solo in campo, ma anche fuori. Un aspetto chiave di questa nuova fase riguarda il tema degli sponsor, in particolare quelli tecnici, che giocano un ruolo sempre più importante nei bilanci dei club moderni. Se una volta la sponsorizzazione era un semplice “nome sulla maglia”, oggi parliamo di partnership strategiche, di branding globale e di accordi che possono incidere in modo significativo sugli introiti di una società calcistica.

I partners del Como
Sul fronte della maglia, un’altra novità importante riguarda la partnership con Uber, che da questa stagione è lo sponsor principale, ovvero il marchio che appare sul petto delle divise ufficiali. Si tratta di un’intesa triennale che non solo conferisce al Como un’immagine più internazionale, ma garantisce anche un sostegno economico di peso.
Sebbene non siano state rese note le cifre ufficiali, è ragionevole pensare che si tratti di un accordo che possa valere centinaia di migliaia di euro, se non oltre il milione su base pluriennale, specialmente considerando che Uber è anche “Official Mobility Partner” del club. L’obiettivo dichiarato è quello di creare una sinergia concreta con il territorio, favorendo anche servizi e iniziative per i tifosi, dalla mobilità agli eventi promozionali. Questa collaborazione, unica nel panorama calcistico italiano, riflette anche la nuova direzione strategica del Como: essere non solo una realtà sportiva, ma un progetto più ampio di valorizzazione del territorio e del brand.

Neuberger Berman
A completare il pacchetto dei partner principali c’è Neuberger Berman, società americana di gestione patrimoniale, che ha confermato il proprio ruolo di sponsor “back of shirt”, ovvero il logo sulla parte posteriore delle maglie. La presenza di un colosso della finanza come Neuberger evidenzia la capacità del Como di attrarre investitori e aziende di prestigio, anche grazie all’assetto societario internazionale e alla proprietà ambiziosa che ha grandi piani di sviluppo per il club.

Gli introiti
Ma quanto guadagna realmente il Como da queste partnership? Entrare nel dettaglio delle cifre è complicato, perché i bilanci non sempre riportano importi specifici per ogni sponsor e le società, salvo rare eccezioni, non divulgano i contratti. Tuttavia, si possono fare delle stime ragionate. Il Como non solo riceve kit e abbigliamento tecnico, ma guadagna anche sulla vendita delle maglie ai tifosi, online e nei negozi ufficiali. Ovviamente, quanto si incassa dipende anche dal volume di vendite, che per un club di dimensioni medie come il Como non può ancora competere con i top team italiani, ma che è in costante crescita.
Lo sponsor di maglia Uber, invece, rappresenta probabilmente l’accordo più remunerativo della stagione. Anche in questo caso, senza cifre ufficiali, si può ipotizzare che il valore complessivo dell’intesa si attesti su importi che possono variare dai 500 mila euro a oltre un milione annuo, a seconda delle clausole di visibilità, dei bonus legati ai risultati sportivi e di altri elementi accessori.
Rispetto alle cifre da capogiro delle grandi squadre – basti pensare ai 46 milioni annui che la Juventus incassa da Adidas o ai 28 milioni che l’Inter riceve da Nike – il Como è ancora lontano. Ma non bisogna dimenticare che per un club appena tornato in Serie A, con un bacino d’utenza limitato rispetto ai giganti del campionato, si tratta comunque di entrate importanti che possono fare la differenza nella gestione del bilancio.
Ciò che rende interessante il modello Como è proprio la capacità di costruire un network di sponsor coerente e ben integrato con l’identità del club. L’attenzione alla qualità, all’italianità con Erreà, alla tecnologia e alla modernità con Uber, alla solidità finanziaria con Neuberger Berman, mostra un’idea chiara di come la società voglia presentarsi al mercato. Non più solo una squadra locale, ma un progetto calcistico con ambizioni globali. La recente apertura a investitori stranieri e la volontà di internazionalizzare il brand, puntando anche sulla sezione femminile (che ha invece Nike come sponsor tecnico), dimostrano un piano strategico ben articolato.
In conclusione, il Como 1907 sta costruendo una rete di partnership tecniche e commerciali che, pur non raggiungendo ancora le cifre dei club di prima fascia, costituisce una solida base economica per sostenere la permanenza in Serie A e per sviluppare progetti a medio-lungo termine. La presenza di sponsor di livello e la capacità di attrarne di nuovi mostrano che il club è considerato affidabile e appetibile nel mercato sportivo. Ora la sfida sarà quella di consolidare questi rapporti, aumentare la visibilità del brand Como, e trasformare le collaborazioni in una leva di crescita sia sul campo che nei conti.












