Galatasaray e Fenerbache: la Turchia è la nuova frontiera del calcio?

Galatasaray superlig

Di Andrea Caropreso

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Per un periodo ce ne eravamo quasi dimenticati ma in realtà non sono mai andati via. I club turchi, Galatasaray e Fenerbache su tutti, sono pronti a sfidare il calcio dei top 5 campionati europei. In che modo? Offrendo ingaggi quasi impareggiabili per attrarre molti campioni (alcuni a fine carriera, altri no) all’ombra della Moschea Blu di Istanbul. Tuttavia, in questa storia c’è qualcosa che non è ancora del tutto emerso. E riguarda anche la politica.

Il contesto

“Chi vuole vedere il campionato turco all’estero? Hanno la Premier League, la Ligue 1, la Bundesliga, la liga portoghese, la Eredivisie. Perché dovrebbero vedere questo campionato? Io stesso non la guardavo prima. Ho iniziato a farlo solo quando mi hanno invitato a venire in Turchia.” Così tuonava Jose Mourinho, allenatore del Fenerbache, dopo un risultato non soddisfacente dell’ultimo campionato, condizionato, secondo lui, da molteplici errori arbitrali.

Tuttavia, se per un attimo tralasciamo il pensiero dell’allenatore portoghese, possiamo constatare come la Turchia si stia candidando ad essere la nuova frontiera del calcio europeo. Il Galatasaray ad esempio, storico rivale del Fenerbache, si è appena assicurato Victor Osimhen per 75 milioni dal Napoli. Mentre al nigeriano andranno 16 milioni a stagione, che si aggiungono ai 9 garantiti a Leroy Sané liberatosi dal Bayern. Lo stesso Mourinho, parzialmente in declino nelle ultime avventure tra i top 5 campionati, è riuscito a strappare in Turchia un contratto col Fenerbache da 10,5 milioni di euro (ben 3 in più di un top come Antonio Conte fresco di impresa a Napoli). Ma quindi cosa c’è dietro queste spese faraoniche?

Manovre politiche: il caso del Galatasaray

In Turchia i club non fanno capo ad un unico proprietario, ma sono piuttosto polisportive che gestiscono anche le franchigie e il marchio di altri sport come ad esempio il basket. Nel caso del Galatasaray la proprietà fa riferimento alla Galatasaray Sportive Joint-Stock Company, società composta da soci che sono anche investitore del club e che eleggono il presidente periodicamente.

Galatasaray

Le forti pressioni che ci sono su colui che viene eletto, al fine di trionfare sugli avversari, ha fatto sì che i club turchi di maggiore rilievo tra cui Besiktas, Fenerbache, Trabzonspor e lo stesso Galatasaray, finissero in passato per indebitarsi oltremodo. Un vaso di pandora che è stato scoperchiato a cavallo della crisi pandemica del 2020. Ciò in quanto i presidenti, pur di essere rieletti, acquisivano calciatori, spesso a fine carriera, strapagandoli e lasciando i debiti al successore, che a sua volta avrebbe alimentato questo circolo vizioso.

A salvare il calcio turco ci ha pensato il governo del presidente Erdogan. Tramite le banche turche il debito dei vari club fu rifinanziato e per un periodo di tempo i top team hanno dovuto conoscere l’austerità. Tuttavia, a partire dal 2023 le cose sono tornate come prima.

Il ruolo delle sponsorizzazioni

Non potendo contare su grandi introiti derivanti dai diritti TV o dalle cessioni dei giocatori, i club turchi hanno fatto affidamento sui contratti di sponsorizzazioni. Prendendo sempre come esempio il Galatasaray, è emerso che Sixt, un’azienda di noleggio auto, verserà 100 milioni di euro fino al 2028 nelle casse del club. Denaro a cui aggiunge quello di SOCAR (azienda energetica azera) che invece paga 15 milioni per essere sponsor durante le partite internazionali, e quello dell’azienda di costruzioni Rams Global che ha anche rinominato lo stadio (precedentemente Turk Telekom Arena per via di un’altra sponsorizzazione con il colosso delle telecomunicazioni).

Grazie a questo giro d’affari il Galatasaray sta cercando di monopolizzare il calcio turco, candidandosi come nuovo eldorado del calcio europeo. Chi riesce a tenere testa è il rivale storico del Fenerbache, che di fatto ha adottato tattiche simili per essere competitivo. L’ultima sponsorizzazione del Fenerbache porterà infatti ben 100 milioni in cinque anni con l’azienda alimentare turco-americana Chobani, che ne farà uno degli accordi più remunerativi della storia dello sport in Turchia.

Tuttavia, anche alla luce di ciò, la domanda che resta è: questo modello potrà ridisegnare le gerarchie del calcio europeo? Verosimilmente no, in quanto sul lungo periodo l’incapacità dei club turchi di ottenere ricavi consistenti per sostenere questo modello di business potrà far venire a galla una marea di debiti come già accaduto nel 2019.

Di Andrea Caropreso

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