Di Andrea Caropreso
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Nel 2025 il calciomercato ha toccato cifre mai viste. Solo a gennaio, sono stati spesi oltre 2,3 miliardi di euro, mentre invece in questa prima parte di sessione estiva si sono sforati i 500 milioni. Il club più attivo è stato il Manchester City, nonostante le pendenti accuse che gravano su di esso per la violazione delle regole legate al Fair Play finanziario in Inghilterra. Eppure, i bilanci dei club europei mostrano perdite superiori a 1,2 miliardi, quindi la domanda da porre è: il calcio sta crescendo o si va verso un suicidio finanziario?
Le bolle speculative
In economia quando si parla di bolle speculative si fa riferimento a una situazione nella quale i prezzi di un bene crescono in modo esponenziale e spropositato rispetto al valore reale di quella cosa. La conseguenza è che quando la bolla scoppia ci sono perdite consistenti. Questo rischio è quello a cui sta andando incontro anche il sistema calcio internazionale.
Nel 2017 Neymar Junior fu acquistato dal Paris Saint Germain per la cifra record di 222 milioni versati nelle casse del Barcellona. Una cifra mai raggiunta per il prezzo del cartellino di un giocatore. L’operazione, a cascata, ebbe una serie di conseguenze sulla quantità di soldi spesi dalle altre squadre, Barça in primis. I blaugrana infatti arrivarono a spendere 160 milioni per Philippe Coutinho e 105 per Ousmane Dembelè, il cui valore all’epoca non era nemmeno lontanamente vicino a quello attuale dopo l’ultima stagione straordinaria al PSG. Dal proprio canto invece il Liverpool si concesse il lusso di assicurarsi Van Dijk per 84 milioni (record all’epoca) e Allison per 64 (record all’epoca).
Stando soprattutto al caso del Barcellona ciò che ne è conseguito è che dopo qualche anno la bolla è scoppiata. Quegli stessi acquisti faraonici si rivelarono un flop e Coutinho fu svenduto 2 anni dopo per 20 milioni all’Aston Villa. Destino simile per Dembelè la cui cessione al PSG ha fruttato appena la metà del costo ovvero 50 milioni nel 2023, facendo così piangere il bilancio dell’allora presidente Bartomeu che ha relegato il Barcellona alla situazione finanziaria odierna.
Questi numeri non sono stati però casi isolati. Il sistema calcio internazionale negli ultimi anni ha conosciuto spese più pazze che mai. I club europei hanno accumulato perdite operative pari a €300 milioni nell’ultimo biennio (nell’era covid erano state circa 900), mentre stando alla sola Premier League ci sono state perdite superiori ai 700 milioni di euro, con la spesa per i salari che ha sforato i 4 miliardi. In altre parole i club di calcio aumentano costantemente la spesa di anno in anno, ma i ricavi non bastano a coprire i costi, soprattutto i salari, portando la situazione debitoria generica in crescita. Questo mismatch alimenta la bolla, destinata a scoppiare se non vengono adottate contromisure rigorose.
I meccanismi della distorsione del mercato
Dietro la creazione di queste bolle non ci sono soltanto le spese folli relative al cartellino di un giocatore o al suo stipendio. Una piaga che affligge ormai il calciomercato è infatti il sistema degli agenti, i quali per guadagnare dal trasferimento di un proprio assistito pretendono le cosiddette commissioni. Denaro che quindi esce dal sistema calcio e viene intascato direttamente dai procuratori.
Secondo un rapporto FIFA i club spendono in media 650 milioni di euro all’anno in commissioni. Una cifra spropositata che viene alimentata di anno in anno dalla maggior parte dei top club, pronti a spendere queste cifre accessorie pur di aggiudicarsi il calciatore agognato.

Tra coloro che più alimentano questo sistema ci sono i club inglesi. Emblematico il caso Chelsea che, secondo le cifre rese pubbliche dalla FA, nel solo 2023 ha pagato oltre 93 milioni di dollari in commissioni per agenti e intermediari, arrivando così a firmare 13 nuovi giocatori in totale, tra cui Cole Palmer dal Manchester City, Christopher Nkunku dal Red Bull Lipsia e Moises Caicedo dal Brighton. Non è stato da meno lo stesso Manchester City, che ha pagato circa 80 milioni di dollari per completare le operazioni di Mateo Kovacic dal Chelsea, Jeremy Doku dal Rennes e Josko Gvardiol dal Red Bull Lipsia.
A questo tema andrebbe aggiunto quello delle plusvalenze fittizie ovvero bilanci gonfiati attraverso scambi di giocatori il cui valore reale è molto lontano da quello stimato. Un caso che ha visto protagonista la Juventus nel recente passato, ma che rappresenta un modus operandi sistemico di tanti club bisognosi di mettersi in regola per rispettare le normative UEFA e della propria lega.
Quali contromisure per salvare il calcio
Mettere un freno a tutto ciò non è un’operazione semplice nel calcio moderno. Ci sta provando la Football Association inglese attraverso regole stringenti, la Serie A attraverso il sistema dell’indice di liquidità e infine la stessa UEFA che ha introdotto nel 2023 il nuovo squad cost control ossia una misura per far sì che i club arrivino a spendere al massimo il 70% dei propri ricavi tra stipendi e costi dei cartellini per i nuovi giocatori.
Spesso si è parlato dell’introduzione di un tetto salariale, che però sarebbe in contrasto con le normative europee (qualcosa di simile ad esempio è stata fatta dal governo cinese per porre fine ai salari pazzi sul finire del precedente decennio). Ma quindi il calcio è ancora uno sport? In teoria sì ma in pratica questi sistemi non sono lontani dal trasformarlo in un’industria dove solo i più ricchi (troppo grandi per fallire) possono permettersi di essere competitivi, alimentando un sistema malato che prima o poi potrebbe chiedere a tutti il conto.
Di Andrea Caropreso












