Bayern Monaco: il club che vince senza sprechi

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Di Andrea Caropreso

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Il modello del Bayern Monaco si è distinto nel corso di questi anni per aver saputo mantenere alta la competitività senza però creare buchi finanziari che mettessero in difficoltà i conti del club. Una mosca bianca, visto il panorama europeo. Ciò in quanto il club tedesco più trionfante di sempre ha saputo investire in primis sulle risorse infrastrutturali (stadio, settore giovanile, centro sportivo, management, sponsor) e poi sul mercato. In questo modo la spina dorsale della società è sempre rimasta intatta e i calciatori sono andati e venuti senza che la competitività potesse alterarsi.

Patrimonio solido

Il Bayern Monaco è uno dei pochi club che riesci a guadagnare più di quanto spende. E il simbolo di questa struttura è l’Allianz Arena, ovvero lo stadio dei bavaresi. Uno stadio di proprietà che non si limita ad ospitare le partite della squadra. È un vero e proprio hub economico che fattura oltre 50 milioni di euro l’anno (esclusi i ricavi sportivi), grazie a ristoranti, musei, store ufficiali e spazi commerciali sempre attivi.

Altro pilastro della sostenibilità bavarese è la gestione societaria. La squadra professionistica è controllata dalla FC Bayern München AG, di cui il 75% è in mano al club e il restante 25% suddiviso tra tre colossi: Adidas, Audi e Allianz, ciascuno con una quota dell’8,33%. Queste aziende non sono solo sponsor, ma veri e propri azionisti: hanno investito complessivamente quasi 300 milioni di euro negli anni per entrare nel capitale sociale, rafforzando così la stabilità economica del club e la sinergia commerciale.

Spese folli? No, grazie

Sebbene il Bayern Monaco sia prossimo alla definizione dell’acquisto di Luis Diaz dal Liverpool per 70 milioni, bisogna sottolineare che il club bavarese non è mai stato uno spendaccione. Il segreto infatti del successo sostenibile del Bayern è sempre stato quello di investire su giovani talenti (spesso tedeschi), per poi andare a puntellare la rosa facendo uno o due grossi investimenti per sessione di calciomercato.

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Di esempi relativi a questa strategia ce ne sono stati più di uno nel corso degli ultimi 15 anni. Da Kimmich costato 8 milioni, passando per Goretzka a parametro zero fino ad andare indietro nel tempo quando i bavaresi si assicurarono Lewandowski senza dover dare un euro al Borussia Dortmund.

Ecco, un altro tema è la capacità di dominare il mercato interno. Se è vero che il Bayern è stato spesso accusato di saccheggiare gli altri club tedeschi, è altrettanto vero che questo modello gli ha consentito di assicurarsi i migliori talenti a costi relativamente contenuti. Una politica che suscita antipatie, ma che funziona.

Le differenze con gli altri top club

A differenza del Bayern, molti top club europei hanno invece seguito una strada opposta, spesso con risultati disastrosi. Barcellona, Manchester United, Juventus o Chelsea negli ultimi anni hanno speso centinaia di milioni sul mercato inseguendo i nomi più altisonanti, caricandosi di debiti e stipendi fuori controllo. Il Barça, ad esempio, ha dilapidato oltre 400 milioni di euro in acquisti come Coutinho, Dembélé e Griezmann, senza mai rimpiazzare realmente Neymar.

La Juventus ha inseguito i colpi di immagine come Cristiano Ronaldo, ritrovandosi poi con un bilancio in profondo rosso, mentre il Chelsea di Todd Boehly ha speso oltre 1 miliardo in due anni senza pensare allo sfoltimento della rosa. Il Bayern, al contrario, ha dimostrato che si può vincere senza giocare al rialzo, evitando di farsi trascinare in aste che rischiano di compromettere il futuro.

Di Andrea Caropreso

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