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San Siro: la decisione è finalmente presa

Nuovo San Siro: la decisione è finalmente presa

A cura di Marta Elena Casanova

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Dopo anni di rinvii, discussioni, progetti saltati e polemiche politiche, il futuro di San Siro ha finalmente preso una direzione chiara. Nelle ultime ore il Consiglio Comunale di Milano ha dato il via libera alla vendita dello stadio di San Siro e delle aree circostanti a Milan e Inter. È un passaggio storico, destinato a cambiare il volto del calcio milanese e italiano: il Meazza diventerà di proprietà dei due club, che potranno finalmente costruire la loro nuova casa.

Una votazione al fotofinish

La seduta del consiglio è stata lunghissima, quasi dodici ore di discussione serrata, tra interventi polemici e divisioni politiche. Alla fine, la delibera per capire che ne sarà di San Siro è passata con 24 voti favorevoli e 20 contrari. Una maggioranza risicata, resa possibile dall’uscita dall’aula di alcuni consiglieri di Forza Italia, che hanno abbassato il quorum necessario. È stata una corsa contro il tempo, perché la scadenza era cruciale: entro il 10 novembre sarebbe scattato il vincolo storico sul secondo anello, che avrebbe reso impossibile la demolizione.

Quanto vale San Siro

Il prezzo fissato per la cessione di San Siro è di 197 milioni di euro. Una cifra che Milan e Inter pagheranno per acquisire non solo lo stadio ma anche le aree adiacenti, fondamentali per lo sviluppo del progetto. Non si tratta soltanto di un’operazione immobiliare, ma di una scelta strategica che permetterà ai club di aumentare i ricavi, controllare i costi e avere finalmente un impianto allineato agli standard europei.

Il nuovo stadio sarà una arena da 71.500 posti, progettata dagli studi internazionali Foster + Partners e Manica, con spazi commerciali, hospitality, aree dedicate al divertimento e infrastrutture moderne. L’obiettivo è inaugurarlo entro il 2031, trasformando Milano in un polo calcistico e commerciale competitivo a livello internazionale.

Il destino del vecchio Meazza

Il piano prevede la demolizione dell’attuale San Siro, con la possibilità che una parte del secondo anello venga preservata per motivi di tutela storica. Fino a quando il nuovo stadio non sarà pronto, però, l’impianto continuerà ad ospitare le partite casalinghe di Milan e Inter. Sarà quindi un passaggio graduale: i tifosi non perderanno da subito il loro tempio, ma si prepareranno a salutarlo definitivamente negli anni a venire.

Polemiche e reazioni

La decisione non ha messo tutti d’accordo. Dentro il consiglio comunale si è parlato di “testo poco chiaro” e di rischi per la gestione futura. Alcuni partiti hanno annunciato possibili ricorsi o azioni legali, ma la maggioranza, seppur risicata, ha blindato l’operazione.

Dall’altra parte, i club hanno esultato. Inter e Milan hanno definito la giornata come “storica”, rivendicando la scelta come un passo necessario per non restare indietro rispetto alle big europee. Del resto, il tema stadio è sempre stato uno dei talloni d’Achille del calcio italiano: impianti obsoleti, proprietà comunali, burocrazia infinita. Con questo passaggio, Milano si candida a diventare l’eccezione virtuosa.

Cosa succede adesso

Nei prossimi mesi verrà perfezionato l’atto di vendita, entro la scadenza di novembre. Poi partirà la fase dei permessi edilizi e della progettazione definitiva. Una volta liberata l’area, si procederà con la demolizione del vecchio impianto e l’avvio dei lavori per la nuova arena.

Per i tifosi milanesi sarà un percorso di attesa e nostalgia: continuare a riempire San Siro, sapendo che tra qualche anno il “Tempio del calcio” lascerà spazio a una struttura ultramoderna. Ma sarà anche l’inizio di una nuova era, con uno stadio capace di generare ricavi al livello delle rivali europee e restituire competitività internazionale a Inter e Milan.

Il nuovo San Siro non è più un’idea, ma un progetto approvato. Milan e Inter diventeranno proprietari dello stadio, lo demoliranno e costruiranno una nuova arena da 71.500 posti entro il 2031. Un passaggio epocale che mette fine a decenni di incertezze e apre la strada a una Milano calcistica moderna, europea e finalmente all’altezza delle ambizioni dei due club.

Il Meazza resterà ancora per qualche anno, custodendo ricordi e vittorie. Ma l’orizzonte ormai è segnato: il futuro del calcio a Milano passa da uno stadio nuovo, sostenibile e competitivo.

A cura di Marta Elena Casanova

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