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Supercoppa Italiana 2025 a Riyadh: la storia di un trofeo in viaggio

Supercoppa Italiana 2025: si gioca a Riyadh, la storia di un trofeo in viaggio

A cura di Marta Elena Casanova

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La Supercoppa Italiana è ormai diventata un evento itinerante, un prodotto di esportazione del calcio italiano più che una festa per i tifosi di casa. Così, anche  l’edizione 2025 seguirà questa linea, si giocherà  infatti ancora una volta in Arabia Saudita, a Riyadh, con il format a quattro squadre introdotto di recente, che prevede due semifinali ad eliminazione diretta (18/19 dicembre 2025) e la finale il 22 dicembre 2025.

Già definito anche il tabellone della Supercoppa: gli incroci delle semifinali saranno Napoli-Milan e Bologna-Inter.  Una scelta che da un lato porta benefici economici immediati alla Lega Serie A e ai club, ma dall’altro solleva un dibattito sempre più acceso: quanto perde di “italiano” una Supercoppa che da anni non si gioca quasi mai in Italia?

Una lunga storia che parte da Washington

Per capire come siamo arrivati fin qui bisogna fare un passo indietro. L’idea della Supercoppa Italiana è nata nel 1988 quasi per caso. Tutto è cominciato durante una cena tra tifosi della Sampdoria, che in quell’anno aveva appena vinto la Coppa Italia. In quell’occasione il giornalista Enzo D’Orsi lanciò una proposta all’allora presidente blucerchiato Paolo Mantovani: perché non organizzare una sfida tra la squadra campione d’Italia e la vincitrice della coppa nazionale, sul modello della Charity Shield inglese? La suggestione piacque, tanto che poche settimane più tardi l’idea arrivò sul tavolo del presidente della Lega Nazionale Professionisti, Luciano Nizzola, che decise di approvarla ufficialmente. Così prese forma una competizione destinata a entrare stabilmente nel calendario calcistico italiano.

Per i primi anni la Supercoppa si è sempre giocata in Italia, la svolta è arrivata nel 1993: Milan e Torino si affrontano non a Roma o Milano, ma a Washington, negli Stati Uniti. Per la prima volta che il trofeo ha lasciato i confini nazionali, una scelta allora innovativa, quasi pionieristica, che ha aperto la strada alle future edizioni all’estero.

Da quel momento, la Supercoppa italiana ha viaggiato spesso: da Tripoli nel 2002 a Pechino più volte negli anni Duemila, passando per Doha, Shanghai e infine l’Arabia Saudita, che a partire dal 2018 è diventata la destinazione più frequente. Insomma, l’idea di esportare la partita non è nuova, ma negli ultimi anni è diventata regola fissa più che eccezione.

Supercoppa Italiana 2025: si gioca a Riyadh, la storia di un trofeo in viaggio

Final Four: il format

Per decenni la formula della Supercoppa italiana è stata semplice: due squadre, una partita secca, spesso vissuta come l’apertura ufficiale della nuova stagione. Dal 2023-24, però, la Lega Serie A ha deciso di allargare i confini della competizione introducendo la “Final Four”. In pratica, oltre al campione d’Italia e al vincitore della Coppa nazionale, partecipano anche la seconda classificata in Serie A e la finalista della Coppa Italia. Due semifinali, una finale, e un montepremi più ricco che rende la manifestazione più appetibile per sponsor e broadcaster.

La Supercoppa Italiana anche per questa edizione manterrà questa formula: quattro squadre, tre partite in quattro giorni, finale fissata per il 22 dicembre a Riyadh. Un mini-torneo che ricorda la Supercopa spagnola e che piace molto ai partner commerciali, perché garantisce più contenuti televisivi e più visibilità.

Supercoppa Italiana 2025: si gioca a Riyadh, la storia di un trofeo in viaggio

I numeri del business

Il motivo di questo spostamento continuo all’estero è presto detto: i soldi. La Lega Serie A ha siglato un accordo con l’Arabia Saudita che vale complessivamente circa 23 milioni di euro, dei quali 16,2 milioni vengono destinati direttamente ai club partecipanti. La ripartizione è chiara: le semifinaliste eliminate ricevono 1,6 milioni a testa, la finalista sconfitta porta a casa 5 milioni, mentre la vincitrice solleva il trofeo insieme a un premio da 8 milioni di euro. Sono cifre che in Italia sarebbe impensabile garantire e che fanno gola a società sempre più alle prese con bilanci complicati. Accanto all’aspetto puramente economico c’è quello della visibilità: giocare la Supercoppa italiana in Medio Oriente significa consolidare la presenza del calcio italiano in mercati emergenti, presentare la Serie A a un pubblico nuovo e attrarre sponsor interessati a legarsi al brand. È un’operazione di marketing globale, la stessa che ha spinto altre grandi leghe europee, come la Liga spagnola, a esportare la propria supercoppa.

I tifosi

Se dal punto di vista economico il discorso della Supercoppa italiana all’estero fila, resta l’altra faccia della medaglia: quella dei tifosi.

Per anni la Supercoppa italiana è stata un appuntamento atteso proprio perché si giocava nel nostro paese, in stadi pieni di passione, con le curve animate e la sensazione di un trofeo che “apparteneva” davvero al pubblico di casa. Oggi, invece, la maggior parte degli italiani deve accontentarsi di guardarla in TV, spesso in orari adattati alle esigenze dei mercati esteri. Viaggiare fino a Riyadh per seguire la squadra non è certo alla portata di tutti, e così la manifestazione perde quel contatto diretto con le sue radici.

È qui che nasce la sensazione, ancora una volta nel calcio moderno, di “poesia” perduta. Non è solo una questione di nostalgia: è il timore che il calcio, spinto dal bisogno di ricavi, finisca per staccarsi troppo dalla sua gente. La Supercoppa dovrebbe essere una festa per i tifosi italiani, un trofeo che porta orgoglio e tradizione. Portarla sempre più lontano rischia di trasformarla in un evento artificiale, magari più ricco ma meno autentico.

La verità, probabilmente, sta nel mezzo. Non si può ignorare il contesto economico del calcio moderno, dove i ricavi internazionali sono vitali per la sopravvivenza dei club. Allo stesso tempo, non si dovrebbe sacrificare del tutto il legame con il pubblico nazionale. Forse la soluzione ideale sarebbe un’alternanza: alcune edizioni all’estero, per espandere il marchio Serie A, altre giocate in Italia, per ridare ai tifosi la gioia di vivere la Supercoppa italiana da protagonisti. Un compromesso che riporterebbe equilibrio tra business e tradizione.

La Supercoppa Italiana 2025 in Arabia Saudita conferma una tendenza ormai consolidata: il calcio italiano ha scelto la strada dell’internazionalizzazione, spinto dalla necessità di incassare e di restare competitivo a livello globale. È una scelta comprensibile, ma non priva di conseguenze. Perché se è vero che il bilancio sorride, resta la domanda più difficile: quanto vale la passione di chi allo stadio non ci può più andare, e che vede il proprio trofeo, un trofeo chiamato Supercoppa italiana, trasformato in un evento da esportazione? Forse i milioni in più non basteranno a colmare quel vuoto.

A cura di Marta Elena Casanova

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