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UEFA rinvia la decisione su Milan-Como a Perth: opportunità o tradizione violata?

UEFA rinvia la decisione su Milan-Como a Perth: opportunità o tradizione violata?

A cura di Marta Elena Casanova

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Un’idea che resta sospesa. La UEFA riflette

Il calcio ormai non è più soltanto pallone e passione, ma un business globale in continua evoluzione. Da qui nasce la proposta di portare Milan-Como all’Optus Stadium di Perth, in Australia, nel weekend del 7-8 febbraio 2026. Sarebbe la prima volta in assoluto che una partita ufficiale di Serie A si disputa dall’altra parte del mondo, un evento potenzialmente epocale.

Eppure, contrariamente a quanto ipotizzato nei giorni scorsi, la UEFA non ha ancora dato il via libera. Il Comitato Esecutivo, riunitosi l’11 settembre 2025, ha deciso di rinviare la decisione, ritenendo necessario aprire un percorso di confronto con club, tifosi, federazioni e tutti i soggetti coinvolti. Non c’è quindi nessuna conferma definitiva: Milan-Como in Australia resta una possibilità, ma non una certezza.

La proposta nasce dalla necessità di trovare una sede alternativa, visto che San Siro non sarà disponibile poiché in uso per la  per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Ma le motivazioni del rinvio UEFA vanno oltre la semplice questione logistica: il dibattito riguarda l’identità stessa del calcio europeo, i rapporti con i tifosi e l’equilibrio competitivo.

Le parole di Simonelli

Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A, ha ammesso che guardare ai mercati esteri è ormai una priorità: “Mi sarebbe piaciuto disputare tutta la prima giornata lontano dall’Italia, negli USA; avevo ricevuto una proposta economica. Dobbiamo concentrarci sui mercati esteri. Dobbiamo migliorare”. Dichiarazioni che confermano come l’apertura internazionale sia considerata strategica per il futuro del calcio italiano.

I numeri dell’operazione

Portare una partita di Serie A in Australia significherebbe attivare una macchina organizzativa imponente: voli intercontinentali, staff e tifosi da gestire, stadi da adattare agli standard UEFA. Ma i potenziali ricavi restano significativi.

  • Diritti televisivi: l’orario australiano aprirebbe finestre ideali per Asia e Oceania, mercati ancora poco battuti dal calcio italiano.
  • Sponsor: un evento di questo tipo attrarrebbe partner locali e globali, con ritorni stimabili in decine di milioni di euro.
  • Merchandising: la presenza del Milan garantirebbe un forte richiamo commerciale, mentre per il Como sarebbe un’occasione irripetibile di crescita del proprio brand.

Il precedente della Liga con il tentativo di Barcellona-Girona a Miami, pur mai realizzato, stimava oltre 10 milioni di ricavi per una singola gara. Numeri che spiegano perché la Lega Serie A spinga per questa soluzione.

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Il punto di vista dei tifosi

Se broadcaster e sponsor vedono nell’Australia un’opportunità, i tifosi restano molto più diffidenti. Una partita di campionato lontana oltre 14.000 chilometri significa, di fatto, escludere gli abbonati di San Siro e i sostenitori del Como, che si ritroverebbero privati del diritto di assistere dal vivo a un match casalingo.

C’è poi il nodo rimborsi: pacchetti alternativi, crediti, compensazioni? Qualsiasi soluzione rischia di scontentare qualcuno. E soprattutto, resta la questione identitaria: un calcio che mette al centro i mercati internazionali a scapito delle proprie radici non rischia di allontanare la sua base storica? È lo stesso timore che fece naufragare l’esperimento della Liga a Miami, quando le proteste delle tifoserie furono decisive.

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L’aspetto sportivo

Sul piano agonistico, restano dubbi concreti. Una trasferta intercontinentale comporta giorni di viaggio e inevitabili ripercussioni fisiche. Come conciliare un impegno così gravoso con i ritmi di campionato e coppe europee? E soprattutto: è giusto che una squadra “ospite” perda il fattore campo in un match ufficiale?

Precedenti e resistenze culturali

NFL e NBA hanno da anni aperto le porte a Londra, Parigi, Abu Dhabi o Città del Messico. Ma il calcio europeo resta più tradizionalista, profondamente radicato nel concetto di casa, tifo, territorio. L’ipotesi di Milan-Como a Perth va oltre questo tabù, ecco perché suscita tante resistenze e perché la UEFA preferisce prendersi tempo.

Dal punto di vista economico, l’operazione avrebbe senso: espande i ricavi, apre mercati nuovi, aumenta la visibilità. Ma sul piano sportivo e identitario resta un terreno minato. Il rinvio UEFA non è un rifiuto, ma il segnale che prima di rompere con la tradizione, occorre misurare attentamente rischi e conseguenze.

In definitiva, Milan-Como a Perth è oggi una suggestione sospesa. Potrebbe trasformarsi in un laboratorio per il calcio del futuro o restare un’idea destinata a scontrarsi con la cultura e un movimento che, pur affamato di nuove risorse, non vuole perdere la sua anima.

A cura di Marta Elena Casanova

 

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