Tennis femminile vs calcio femminile in Italia: il divario nei guadagni

Tennis femminile vs calcio femminile in Italia: il divario nei guadagni

A cura di Marta Elena Casanova

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Il 2025 ha confermato un trend già evidente: il tennis femminile italiano vive una fase d’oro, mentre il calcio femminile cresce più lentamente, tra conquiste sul piano dei diritti e difficoltà economiche. Se sul campo entrambe le discipline hanno regalato emozioni, dalla seconda vittoria consecutiva dell’Italia in Billie Jean King Cup (2024 e 2025) ai progressi della Serie A femminile dopo il riconoscimento del professionismo,  sul fronte dei guadagni la distanza resta enorme.

Tennis femminile vs calcio femminile in Italia il divario nei guadagni

Tennis femminile: premi milionari per chi arriva in alto

Il tennis è uno sport che premia l’individuo. Ogni risultato, dal circuito ITF a uno Slam, genera premi immediati che vanno direttamente all’atleta. Nel tennis femminile, una giocatrice come Jasmine Paolini, esplosa nel 2024 con la finale al Roland Garros e il titolo a Dubai, ha incassato in un solo anno oltre 3 milioni di dollari di prize money.

Anche tenniste meno vincenti, come Camila Giorgi (oggi ritirata), hanno chiuso la carriera con più di 6 milioni di euro in premi, senza contare sponsor personali e contratti pubblicitari. E dietro Paolini c’è una nuova generazione: Elisabetta Cocciaretto e Lucia Bronzetti si sono affermate stabilmente tra le prime 50 WTA, con prospettive di crescita sia tecnica che economica.

Certo, il tennis è costoso: viaggi, staff tecnico e preparatori richiedono spese elevate. Ma il potenziale di guadagno resta enorme per chi entra stabilmente nelle prime 100 del ranking mondiale.

Calcio femminile: stipendi bassi nonostante il professionismo

Il passaggio  al professionismo nel 2022 ha rappresentato una svolta storica per il calcio femminile in Italia. Oggi le calciatrici hanno contratti regolari e tutele previdenziali, ma i numeri restano modesti.

Lo stipendio minimo garantito nel calcio femminile per una giocatrice di Serie A è di circa 26.000 euro lordi all’anno (poco meno di 20.000 netti). Le più giovani, tra i 19 e i 23 anni, partono da cifre vicine ai 20.000 euro lordi. In media, una calciatrice guadagna intorno ai 15.000-18.000 euro lordi annui, poco più di 1.000 euro al mese.

Le top player, come Cristiana Girelli (Juventus) e Valentina Giacinti (Galatasaray), raggiungono cifre vicine ai 200-225.000 euro lordi: importanti per il contesto italiano, ma lontanissime dai milioni delle tenniste e soprattutto dai guadagni dei colleghi uomini.

Tennis femminile vs calcio femminile in Italia il divario nei guadagni

Il confronto

La sproporzione tra calcio femminile e tennis femminile è evidente: una tennista di buon livello può guadagnare in un solo anno quanto una calciatrice accumula in dieci di carriera. Nel tennis i premi aumentano progressivamente con i risultati, mentre nel calcio le entrate dipendono dai bilanci dei club e da un sistema televisivo che genera ancora pochi ricavi.

Il paradosso è che le migliori calciatrici italiane guadagnano meno di molte tenniste fuori dalle prime 50 del ranking WTA.

Sponsorizzazioni: il peso dell’individuo

Il divario si allarga sul fronte marketing. Le tenniste hanno un’identità individuale forte e diventano volti riconoscibili per brand di abbigliamento, racchette, accessori e persino moda o cosmetica. Una finale Slam o un titolo WTA 1000 può trasformare un’atleta in una star globale.

Le calciatrici, invece, faticano a emergere come testimonial indipendenti. In Italia solo alcune, come Sara Gama o Barbara Bonansea, hanno legato la propria immagine a grandi marchi. Per la maggior parte delle giocatrici, la visibilità resta limitata al club.

Il divario con gli uomini

Un calciatore di Serie A guadagna in media oltre 1,5 milioni di euro annui, mentre i top player superano facilmente i 10 milioni. Nel tennis, Jannik Sinner ha chiuso il 2024 con oltre 15 milioni di dollari di prize money, a cui vanno aggiunti sponsor e bonus multimilionari.

Il confronto con lo sport femminile è impietoso. Una calciatrice di Serie A guadagna in media tra i 15 e i 20 mila euro lordi all’anno. Una top player come Paolini, al vertice del tennis mondiale, ha incassato poco più di 3 milioni di dollari in una stagione, mentre una tennista fuori dalla top 50 fatica spesso a coprire le spese di viaggi e staff tecnico. Questo significa che non solo una calciatrice guadagna enormemente meno di un calciatore uomo, ma anche che una tennista, pur vincendo a livello internazionale, resta lontanissima dalle cifre dei colleghi maschi. Il divario tra Sinner e Paolini è di cinque a uno in termini di prize money, e diventa ancora più ampio se si considerano i contratti pubblicitari.

Non è solo una questione di numeri: televisioni, sponsor e pubblico continuano a investire molto meno nello sport femminile.

Colmare queste disparità è difficile ma non impossibile. Servono maggiori investimenti televisivi per la Serie A femminile, capaci di garantire entrate stabili, e una valorizzazione più forte delle atlete come testimonial, sia nel calcio che nel tennis. Anche i risultati internazionali costanti possono accendere l’interesse del grande pubblico, così come la crescita della base di tifosi e praticanti, che resta l’elemento chiave per attrarre sponsor.

Oggi il tennis femminile italiano è sinonimo di successi e di guadagni importanti per chi riesce a imporsi ai vertici. Il calcio femminile, nonostante passi avanti epocali come il professionismo, resta indietro: la maggioranza delle calciatrici guadagna stipendi che permettono a malapena di vivere di sport.

Il divario con i colleghi uomini, sia nel tennis che nel calcio, resta enorme, ma la direzione è chiara: trasformare i successi sportivi in opportunità economiche. Perché le emozioni di una vittoria di Paolini o di un gol di Girelli non hanno prezzo, e meritano di essere riconosciute allo stesso livello.

A cura di Marta Elena Casanova

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