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Union Berlino, il modello che sfida la Bundesliga

Union Berlino, il modello che sfida la Bundesliga

A cura di Marta Elena Casanova

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Se si pensa al calcio tedesco, i primi nomi che vengono in mente sono sempre gli stessi: Bayern Monaco, Borussia Dortmund, talvolta Lipsia negli ultimi anni. Ma chi segue da vicino la Bundesliga sa che c’è una squadra che, pur con mezzi economici inferiori, è riuscita a ritagliarsi un posto tra le protagoniste del calcio tedesco ed europeo: l’Union Berlino.

La sua storia recente è la dimostrazione che con un progetto chiaro, un forte legame con i tifosi e una gestione attenta si può competere anche contro club con capitali enormemente superiori.

Union Berlino: dalle origini difficili alla rinascita

L’Union Berlino è nata ufficialmente nel 1966, ma le sue radici affondano nei primi del Novecento, quando nel quartiere di Köpenick, nella parte orientale della capitale, si formarono i primi club calcistici. Durante la Germania divisa, l’Union rappresentava un’anomalia: una squadra popolare di Berlino Est che si distingueva per la sua indipendenza dal regime e per il sostegno di una tifoseria ribelle, orgogliosa e profondamente legata al territorio. Negli anni della DDR non arrivarono trofei importanti, ma si cementò quell’identità che ancora oggi costituisce la forza del club.

Dopo la caduta del Muro, per l’Union Berlino  è iniziata una lunga fase di difficoltà. Tra anni Novanta e primi Duemila la squadra ha oscillato tra terza e seconda serie, spesso penalizzata da problemi finanziari e strutturali. Non sono mancate stagioni turbolente, licenze negate e il rischio di scomparire dai radar del calcio professionistico. Ma proprio in quegli anni i tifosi hanno dimostrato quanto fosse particolare la storia dell’Union: furono loro, ad esempio, a contribuire con il lavoro volontario alla ristrutturazione dello Stadion An der Alten Försterei, un impianto che ancora oggi è simbolo di resistenza e comunità.

Un club dei soci

L’Union Berlino non appartiene a un magnate straniero né a una multinazionale: è una “Verein”, ovvero un’Associazione sportiva registrata, secondo la tradizione tedesca del 50+1. Questo significa che le decisioni principali spettano ai soci, che negli ultimi anni sono cresciuti in maniera esponenziale, passando da poche migliaia a oltre 60 mila membri. Ogni tifoso può partecipare alla vita del club e votare nelle assemblee, alimentando un modello di democrazia sportiva che in altri campionati appare quasi utopico.

Dal punto di vista economico, l’Union ha compiuto un salto di qualità impressionante solo di recente. Nella stagione 2022/23 il club ha registrato ricavi record superiori ai 170 milioni di euro, con un utile netto di circa 18 milioni: risultati che hanno permesso di consolidare il patrimonio e guardare al futuro con maggiore serenità. Ma la filosofia resta quella della prudenza: niente spese folli, nessun ingaggio fuori portata, piuttosto attenzione alle opportunità di mercato, ai prestiti e ai profili sottovalutati da club più ricchi.

Union Berlino, il modello che sfida la Bundesliga

La scalata in Bundesliga

Il momento spartiacque arriva nel 2019, quando l’Union conquista per la prima volta la promozione in Bundesliga. È una data storica: la capitale tedesca ritrova due squadre nella massima serie, ma se l’Hertha rappresenta la tradizione “ricca” dell’Ovest, l’Union porta con sé il volto popolare e ostinato dell’Est. Al debutto, la squadra sorprende tutti conquistando una tranquilla salvezza con l’undicesimo posto.

Da lì in poi è stato un crescendo. Nella stagione 2020/2021 è arrivato un sorprendente settimo posto e la prima qualificazione europea, alla Conference League. Nel 2021/2022 l’Union ha chuso addirittura quinto, accedendo all’Europa League e dimostrando di non essere più una meteora. Ma l’apice arriva nel 2022/23, quando sotto la guida di Urs Fischer la squadra chiude quarta in Bundesliga: significa Champions League, un traguardo impensabile solo pochi anni prima. Giocare contro Real Madrid, Napoli o Braga in un girone europeo è stata la consacrazione della favola Union.

Le sfide del presente

Naturalmente, i sogni hanno anche un prezzo. Per l’Union Berlino, la  stagione 2023/24, con l’impegno in Champions, è stata complicata: il club ha faticato a reggere il doppio impegno e ha chiuso il campionato vicino alla zona retrocessione, pur riuscendo a salvarsi. Anche il 2024/25, almeno fino a oggi, si è confermato un campionato di transizione, con l’Union stabilmente a metà classifica e l’obiettivo di consolidarsi di nuovo.

Questi alti e bassi sono il rovescio della medaglia per un club che non può contare su una rosa ampia e costosa. Le competizioni europee portano introiti, ma anche costi aggiuntivi e la necessità di rinforzare la squadra. Per un club che vuole restare fedele ai propri principi, trovare l’equilibrio non è semplice. Tuttavia, l’esperienza europea ha aumentato la visibilità internazionale e ha reso l’Union Berlino un marchio riconoscibile anche fuori dalla Germania.

L’Union Berlino non è più la “piccola squadra dell’Est” che si accontenta di sopravvivere. È diventata un modello alternativo nel calcio moderno: un club senza miliardi, ma con un’identità forte, una comunità fedele e una gestione oculata. In pochi anni è passata dalla seconda divisione alla Champions League, senza tradire le proprie radici.

Il futuro dirà se potrà stabilizzarsi stabilmente tra le prime della Bundesliga o se resterà una realtà in bilico tra sogni europei e lotta salvezza. Ma già oggi la storia dell’Union Berlino è un messaggio potente: nel calcio globalizzato e dominato dai capitali, esistono ancora squadre che crescono con le proprie forze e con il sostegno dei tifosi. E il loro successo, forse, vale doppio.

A cura di Marta Elena Casanova

 

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