Union Saint-Gilloise, dal buio al sogno Champions

Union Saint-Gilloise, dal buio al sogno Champions

A cura di Marta Elena Casanova

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Nel calcio europeo ci sono storie che meritano di essere raccontate non solo per i trofei, ma per il viaggio che le precede. Una di queste è quella dell’Union Saint-Gilloise, club di Bruxelles che nel 2025 ha spezzato un digiuno lungo quasi novant’anni vincendo il campionato belga e che oggi, per la prima volta nella sua storia, si misura con l’élite della Champions League.

Un ritorno che non è soltanto sportivo, ma culturale e identitario: l’Union Saint-Gilloise rappresenta la prova che anche fuori dai riflettori dei grandi budget ci si può ritagliare un posto nel calcio moderno.

Union Saint-Gilloise: dalle glorie del passato all’oblio

Fondata nel 1897, la Società dell’Union Saint-Gilloise è stata per decenni una delle squadre simbolo del Belgio. Nei primi 35 anni del Novecento ha dominato il campionato nazionale, conquistando undici titoli tra il 1904 e il 1935. Proprio in quegli anni nacque il mito dell’“Union 60”: una striscia di sessanta partite consecutive senza sconfitte, record ancora ricordato come simbolo di un’epoca d’oro.

L’ultimo scudetto è arrivato nel 1935.  Da quel momento per L’Union Saint-Gilloise è stata una lunga discesa: retrocessioni, problemi finanziari, fino al 1980, quando il club si ritrovò addirittura in quarta divisione. L’ Union sembrava destinata a rimanere un ricordo del passato, un pezzo di storia da sfogliare negli almanacchi più che una realtà viva del calcio belga.

Union Saint-Gilloise, dal buio al sogno Champions

La rinascita e il ritorno in Pro League

La storia però è cambiata,  quando nel 2018 l’imprenditore britannico Tony Bloom, già proprietario del Brighton, e il socio Alex Muzio hanno investito nel club. Non sono arrivate promesse irrealistiche, ma un piano a lungo termine basato su sostenibilità, scouting e valorizzazione dei giovani.

Il lavoro ha dato frutti, e nel 2021, dopo 48 anni di assenza, l’Union è tornato in Prima Divisione belga. Da neopromossa ha stupito subito concludendo la stagione al secondo posto in classifica, segnale, questo,  di un progetto solido e di un’identità ritrovata.

Il dodicesimo titolo, novant’anni dopo

Il 26 maggio 2025 è una data che resterà scolpita nella memoria dei tifosi gialloblù. Allo stadio Joseph Marien, nel cuore del quartiere di Forest, l’Union ha battuto 3-1 il Gent laureandosi Campione del Belgio.

Si tratta del  dodicesimo titolo nazionale, il primo dal lontano 1935. A firmare la serata storica è stato Promise David, attaccante nigeriano entrato dalla panchina: due gol in sette minuti hanno tramutato l’ansia in festa, trasformando una partita tesa in una celebrazione popolare. Quella vittoria non è stata solo un trofeo, ma la chiusura di un cerchio: novant’anni di attesa, cadute, oblio e rinascita.

Una realtà diversa, un’anima europea

L’Union non è un gigante economico, né ha ambizioni di trasformarsi in tale. La sua forza è altrove: nella capacità di lavorare con budget ridotti, valorizzare giocatori poco conosciuti e vendere al momento giusto senza perdere competitività. È anche il primo club belga certificato B Corp, a dimostrazione di un impegno verso sostenibilità e responsabilità sociale.

Lo stadio, il Joseph Marien, ha poco più di 9.000 posti: un gioiello art déco, intimo e lontano dalle logiche dei moderni impianti miliardari. Non a caso, per le partite europee l’Union ha spesso dovuto spostarsi in altri stadi, perché il Marien non soddisfa i requisiti UEFA.

Alla guida tecnica dell’Union Saint-Gilloise c’è un allenatore giovane e ambizioso, Sébastien Pocognoli, ex difensore belga classe 1987, che ha saputo dare identità a una squadra equilibrata: compattezza difensiva, transizioni veloci, pragmatismo unito a coraggio. Non il calcio spumeggiante dei grandi, ma uno stile riconoscibile e funzionale.

L’esordio in Champions League

Il titolo del 2025 ha spalancato all’Union Saint-Gilloise le porte della fase a gironi di Champions League per la prima volta nella sua storia. Un esordio da favola: a settembre, i gialloblù hanno battuto il PSV Eindhoven 3-1 in trasferta, scrivendo un’altra pagina memorabile.

Per un club che fino a pochi anni fa giocava in Serie C belga, trovarsi di fronte ai giganti d’Europa è già una vittoria. Eppure, l’Union non vuole essere solo una comparsa: il sogno è quello di competere, sorprendere e mantenere la propria identità anche contro avversari ben più ricchi e blasonati.

La grandezza dell’ Union Saint-Gilloise sta nell’essere tornata a vincere dopo novant’anni, nell’aver ridato dignità a un club storico, nell’avere dimostrato che anche in un calcio dominato da colossi finanziari c’è spazio per chi lavora con idee e coerenza.

Il futuro dirà se l’Union saprà consolidarsi stabilmente in Belgio e in Europa. Ma già oggi, la sua favola moderna è tra le più belle del calcio europeo.

A cura di Marta Elena Casanova

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Tags: Champions League, Calcio Internazionale

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