A cura di Marta Elena Casanova
Seguici sui social per rimanere aggiornato sulle ultime notizie del calciomercato: Instagram, Facebook e X.
Indice
Dalla provincia campana alla panchina del Chelsea
C’è un nome che unisce il calcio di provincia italiano alle notti europee di Stamford Bridge. Quel nome è Enzo Maresca, salernitano di Pontecagnano Faiano, classe 1980, oggi considerato uno degli allenatori italiani più brillanti all’estero. Da ragazzo di talento a centrocampo, passato da Juventus, Fiorentina, Siviglia e Sampdoria, fino alla panchina del Chelsea, Maresca ha compiuto un percorso non lineare ma coerente, fatto di studio, visione e di quella calma tipica di chi sa dove vuole arrivare.
Il 2025 è per Enzo Maresca l’anno della consacrazione definitiva. Pochi giorni fa, Maresca è stato premiato come “Miglior allenatore italiano all’estero” ai Premi Manlio Scopigno e Felice Pulici presso il Salone d’Onore del CONI. Un riconoscimento che va oltre i risultati sportivi, perché fotografa un modello di allenatore moderno, capace di fondere la scuola italiana con la mentalità inglese. “Sono onorato”, ha detto in un videomessaggio, “e spero di continuare a rappresentare bene il nostro calcio fuori dai confini.”
Dal Manchester City al trionfo con il Leicester
La carriera da tecnico di Enzo Maresca comincia lontano dai riflettori. Dopo il ritiro nel 2017, lavora come collaboratore tecnico tra Ascoli e Siviglia, poi approda nel 2020 al Manchester City, dove guida la squadra Under 23 alla vittoria della Premier League 2. È lì che nasce la sua idea di calcio: possesso ragionato, costruzione dal basso, pressing alto e valorizzazione dei giovani. Una filosofia che Pep Guardiola, suo mentore, definì “tipicamente italiana nell’attenzione ai dettagli, ma con spirito inglese nella verticalità.”
È stato nel 2021 che è arrivata per Enzo Maresca la prima panchina importante, con il Parma in Serie B, ma l’esperienza purtroppo dura poco. I risultati non arrivano e la società decide di cambiare dopo pochi mesi. Quella parentesi, che molti avrebbero vissuto come un fallimento, diventa invece per Maresca un punto di ripartenza. Torna nello staff del City, impara ancora e aspetta il momento giusto.
Quel momento arriva nel giugno 2023, quando il Leicester City, appena retrocesso dalla Premier League, gli affida la missione di riportare la squadra al vertice. In pochi mesi, Enzo Maresca plasma un Leicester dominante: 97 punti, miglior attacco e miglior difesa della Championship, promozione diretta e titolo vinto con largo anticipo. “Ha trasformato il modo in cui giochiamo”, dirà il capitano Jamie Vardy, “non è solo un allenatore, è un architetto.”

La sfida Chelsea: giovani, metodo e risultati
Il successo di Enzo Maresca con il Leicester non passa inosservato. A fine maggio 2024, il Chelsea offre a Enzo Maresca un contratto quinquennale, fino al 2029, con un progetto di ricostruzione basato su giovani e sostenibilità. Una scelta coraggiosa per un club che negli ultimi anni aveva bruciato panchine e milioni. Maresca accetta, convinto che la Premier League sia il terreno ideale per misurare la propria filosofia.
La stagione 2024/25, la prima a Stamford Bridge, supera ogni aspettativa: quarto posto in campionato, ritorno in Champions League e soprattutto la vittoria della UEFA Conference League e del Mondiale per Club 2025, trofei che mancavano nella bacheca dei Blues. Due successi che consacrano la “rivoluzione Maresca” e il suo modo di lavorare: costruire, non improvvisare.
Ma soprattutto un’identità riconoscibile, con un 4-2-3-1 fluido in cui ogni giocatore ha un ruolo preciso. Palmer, Enzo Fernández e Mudryk sono solo alcuni dei giovani rigenerati dal suo metodo. Il Chelsea non solo ha vinto, ma ha ricominciato a convincere.
Uno stile diverso: metodo europeo, anima italiana
Nel panorama dei tecnici italiani, Maresca rappresenta qualcosa di diverso. Non appartiene alla generazione dei “mister urlatori” o dei tatticismi ossessivi. È un uomo di progetto, più vicino alla scuola spagnola e nord-europea per mentalità che alla tradizione del “corto muso” nostrano. In conferenza parla poco, con toni misurati, ma in campo comunica moltissimo. Gli allenamenti sono curati al millimetro, la tecnologia è parte integrante del suo metodo, e il suo staff, formato da collaboratori italiani e inglesi, lavora in simbiosi.
Il premio ricevuto in Italia non è solo un riconoscimento personale, ma il segno di una trasformazione culturale: l’allenatore italiano moderno può avere successo anche fuori dai confini, senza rinnegare le proprie radici. Come De Zerbi, Maresca ha esportato un’idea di calcio estetico ma efficace, costruita su dati, dinamiche di gruppo e visione collettiva.
Il futuro del tecnico italiano all’estero
Oggi Enzo Maresca guadagna circa 5 milioni di sterline a stagione, cifra che potrebbe salire con i bonus in caso di qualificazione Champions. Il Chelsea crede in lui e lo ha blindato con un contratto lungo (fino al 2029), ma già si parla di interesse da parte di club come il Manchester United e, chissà, di un futuro ritorno in Italia. Se mai dovesse tornare, troverebbe un calcio diverso, forse finalmente pronto ad accogliere la sua visione.
Per ora, però, l’Italia se lo gode da lontano. E non è un caso che il nome di Enzo Maresca venga citato come esempio nei corsi di Coverciano: un tecnico capace di trasformare le idee in risultati, la gavetta in competenza e la competenza in trofei.
Da Leicester a Londra, Enzo Maresca è diventato l’emblema di un nuovo modo di essere allenatore: internazionale, metodico e umano. E se il premio come miglior tecnico italiano all’estero certifica ciò che già si intuiva, il suo futuro promette ancora capitoli da scrivere.
A cura di Marta Elena Casanova










